Sinonimo e Contrario della parola monastero

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monastero

Sinonimi: comunità di religiosi, chiostro, cenobio, eremo, comunità, vita monastica,

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Dizionario: È una residenza religiosa stabile, dove si vive <a href="https://sinonimoecontrario.it/secondo" title="Scopri il senso di secondo">secondo le norme d'un istituto regolare e approvato. La parola, come indica la sua etimologia, significò dapprima l'abitazione dei singoli "monaci", poi passò a indicare quella specie di villaggio che era costituito da quelle dimore isolate (v. monachismo), e finalmente prese il significato attuale di casa comune a parecchie persone religiose, dell'uno o dell'altro sesso, dove vige la clausura papale, se, come avviene generalmente, emettono i voti solenni. Tuttavia, in un senso lotto/" title="Origine del termine più">più speciale, sono chiamate indistintamente monasteri le case ove dimorano le religiose, anche se di regola meno stretta. Nel Codex iuris canonici la parola monasterium è usata ora nell'uno, ora nell'altro senso, ma generalmente come sinonimo di domus religiosa (cfr., per esempio, il can. 494 col 497 e il n. 1 col n. 2 del § 1 del can. 512). Per il resto, v. convento. Architettura. - La residenza delle con comunità">comunità monastiche presenta, dal punto di vista architettonico, caratteristiche pressoché costanti, nonostante il variare dei tempi e dei luoghi. Ciò è la naturale conseguenza del fatto che la vita monastica, sottoposta a una regola rigorosa rimasta quasi sempre la stessa fino dalla fondazione dell'ordine a cui il monastero appartiene, deve rispondere innanzi tutto ad alcuni principî comuni a tutte le istituzioni del genere, quali la vita e i beni in comune, la separazione più o meno completa dall'ambiente profano, l'obbligo della preghiera secondo norme stabilite e così via. A queste ragioni si dovrebbe aggiungere, secondo alcuni, l'intervento diretto dei monaci stessi nella costruzione dei loro monasteri, non soltanto come committenti, ma anche come architetti e addirittura esecutori materiali dell'opera. Questo però si può affermare solo per certi periodi, per es. l'alto Medioevo, nei quali gli ordini monastici furono innegabilmente depositarî delle scienze e delle arti, e fra queste certo l'architettura e in speciale modo quella dei monasteri. Ma in periodi di maggiore civiltà e più diffusa cultura, la costruzione dei conventi passò, come quella di ogni altro edificio, ad artisti di più certa competenza e alle comuni maestranze operaie; così che pure senza perdere le caratteristiche proprie e indispensabili a tali edifici, l'architettura monastica seguì più da vicino l'evoluzione di quella civile e religiosa del suo tempo. Nell'oriente mediterraneo, ove il monachismo ebbe origine, si trovano le prime residenze monastiche in quelle laure (v. laura) sparse per i deserti dell'Egitto, delle quali più che avanzi si hanno ormai notizie nelle biografie degli eremiti che le abitarono, e che nel sec. IV furono oggetto di ammirazione e venerazione vivissime. Si riduce tale rudimentale forma di monastero a un gruppo di celle in capanne o in caverne riunite intorno a quella di un anacoreta di maggiore rinomanza. Manca in tali primitivi cenobî quella che fu invece una caratteristica dei monasteri veri e proprî, cioè la munita recinzione che riuniva i diversi fabbricati in un unico insieme. Questa unità di organismo doveva invece essere raggiunta nei due grandi monasteri pure in Egitto noti col nome di "Monastero Bianco" e "Monastero Rosso" presso Sōhāǵ. Risalgono essi alla metà del sec. V e dagli avanzi che ce ne restano e che si limitano alla chiesa e annessi, ci mostrano l'importanza che tali edifici avevano già raggiunto. Le chiese, notevolissime per la loro forma che riunisce lo schema longitudinale delle tre lunghe navate a quello centrale del presbiterio tricoro, sono fuse insieme con altri ambienti di destinazione in parte incerta in un grande edificio di pianta rettangolare, al cui aspetto fortificato contribuisce, insieme con le strette aperture praticate nelle alte e nude pareti di pietra, la rastremazione di quest'ultime, dovuta senza dubbio, come la caratteristica cornice di coronamento, all'imitazione dei vicini monumenti appartenenti all'Egitto faraonico. Una vera e propria recinzione si trova invece nei complessi edifici che in Siria sorsero nello stesso secolo intorno ai luoghi santificati dalla dimora di eremiti non meno famosi. Il più celebrato, del quale ancora oggi restano tracce imponenti, è quello di S. Simone Stilita a Qal‛hat Sim‛ān, ove oltre la forma ecezionale del santuario, costituito da una vera basilica e da tre edifici di analoga forma, disposti a croce intorno al cortile ottagono avente al centro la colonna che aveva sostenuto l'eremita nel suo aereo isolamento, è notevole il grandioso complesso di edifici destinati ad abitazione dei monaci e specialmente del loro superiore, a ospizio per i pellegrini, ecc. Nella disposizione degli ambienti lungo portici e loggiati sovrapposti, nella presenza della suaccennata cinta di difesa al cui centro sorge il santuario, sono già quegli stessi elementi che si ritrovano nei monasteri dei periodi successivi in Oriente, ove insieme con il nome di termine cenobio">cenobio (lat. coenobium, gr. κοινόβιον, da κοινός "comune" e βίος "vita") conservarono anche le caratteristiche rispondenti alla concezione orientale del monachesimo. È questa infatti la forma dei monasteri greci fino ai giorni nostri: la chiesa, destinata quasi esclusivamente ai monaci e agli scarsi abitatori dei dintorni, sorge isolata al centro di un vasto cortile, nel quale si trovano pure di regola la fontana e il pozzo, e che è ricinto spesso su ogni lato dai fabbricati di abitazione dei religiosi, dal refettorio con relativa cucina e altri annessi. Di tutto il complesso di edifici, imponenti talora per le opere di sostegno e di difesa rese necessarie dall'impervia ubicazione o dai vicinati pericolosi, i più interessanti sono naturalmente la chiesa e i locali comuni, riducendosi gli altri a costruzioni leggiere, con grande uso di legname, spesso a un solo piano di celle che si aprono su loggiati senza pretese. La chiesa segue di regola lo schema centrale, caratteristico dell'architettura medievale greca, secondo i tipi comuni all'arte tardo-bizantina, e fra questi a preferenza quelli a matronei. Fra i locali comuni, il refettorio con l'adiacente cucina occupa talvolta un intero lato del cortile ed è certo l'edificio, contrari di dopo">dopo la chiesa, di maggiore mole e complessità. Di forma molto allungata, coperto generalmente da una vòlta a botte e absidato a una delle estremità, comunica direttamente con la cucina, coperta da una vòlta a cupola che costituisce un'unica grande cappa e ha al centro un alto camino. Altri edifici che talora completano i monasteri greci sono i bagni, in padiglioni isolati su schemi analoghi a quelli delle chiese, e la biblioteca. Da questo schema seguito attraverso secoli dall'architettura monastica greca, i più recenti esempî si discostano solo per maggiore regolarità di esecuzione, comodità e completezza di servizî, e forme decorative, che, abbandonando i tipi dell'arte bizantina seguiti fino al sec. XVIII, sono passate all'imitazione ora dello stile classico ora del liberty, secondo il gusto imperante in Europa. In Occidente l'architettura monastica sorse e si diffuse con aspetti ben diversi da quelli orientali nel sec. VI per opera specialmente di S. Benedetto. Le istituzioni monastiche anteriori (S. Ambrogio, S. Agostino, S. Martino di Tours) non avevano avuto infatti sedi d'importanza paragonabili a quelle che ebbe la regola benedettina. Questa pose i suoi monasteri, analogamente a quanto era avvenuto in Oriente, in luoghi remoti. Lo scopo sociale che i benedettini si prefissero fu allora la conservazione del sapere e, più che tutto, la coltivazione delle terre. Conseguenza fu che i monasteri divennero nello stesso tempo centri di devozione, di cultura e di benessere, e dovettero rispondere a numerose esigenze di ordine vario, che si tradussero in una notevole complessità di edifici. Rimandando alla voce abbazia per quanto riguarda più particolarmente i primi monasteri benedettini, che ebbero appunto quel nome, ricordiamo qui gli elementi più caratteristici e indispensabili dei monasteri di quel tempo.
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